Curculionidi: la minaccia dei punteruoli

I Curculionidi sono coleotteri diffusi in tutto il mondo la cui famiglia di appartenenza è la più vasta del regno animale.
Ciò che li accomuna è il caratteristico prolungamento del capo in un rostro molto robusto e dalla forma di proboscide in cui è situato un potente apparato masticatore, al quale si deve il nome con cui questi coleotteri sono più comunemente conosciuti: Punteruoli.

In Italia sono presenti circa 1700 specie di curculionidi e molte altre vengono man mano scoperte. Tuttavia, molte di esse interessano vegetazione spontanea e non arrecano danni significativi alle nostre colture o alle nostre derrate alimentari.

Le femmine della maggior parte delle specie utilizzano il rostro per scavare la superficie vegetale (corteccia o anche foglie) e deporvi le uova; altre, invece, le depositano al suolo.
Da queste nascono le larve, dal corpo molle, prive di zampe.
Per nutrirsi, scavano gallerie che si sviluppano in tutte le direzioni come quelle degli anobidi.
Quelle che attaccano colture e piante coltivate possono causare molti danni, in quanto divorano gemme, fiori, foglie, frutti, rami, radici, cortecce.
Le larve, poi, si impupano all’interno della pianta o nel terreno.

La fase finale è l’insetto adulto, in genere alato, con antenne piegate ad angolo terminanti a clava e corpo ricoperto da una cuticola dura dai colori più diversi a seconda della specie.
I curculionidi si riproducono molto velocemente e quindi i loro attacchi possono diventare invasivi e mettere a rischio alberi e colture.

Nutrizione e habitat dei curculionidi

Ciò che rende i curculionidi così dannosi in agricoltura e per l’ambiente è che sono fitofagi sia allo stato larvale sia allo stato adulto.

Vi sono specie che si nutrono di cereali, altre che attaccano alberi da frutto, olivi, viti e alberi come pioppi, salici, betulle, faggi, pini, abeti, castagni, querce, olmi, nocciuoli, mandorli. Altre specie sono legate alla presenza di palme (per esempio il Rhynchophorus ferrugineus, conosciuto come punteruolo rosso della palma, ormai presente in tutta Europa), gigliacee, ombrellifere, tuberi, piante orticole o erba medica (come il Phitonomus variabilis).
In pratica i curculionidi vivono a spese delle piante in cui trovano il loro ambiente e nutrimento, danneggiandone la struttura e succhiandone la linfa.

Da non sottovalutare che, oltre ad arrecare danni a vegetali vivi, possono anche svilupparsi in abitazioni e magazzini, infestando derrate alimentari, in particolare grano, riso e altri cereali.
Tra questi, molto nocivo il Sitophilus granarius, noto anche come calandra del grano.

Prevenzione e rimedi

È necessario tenere sotto controllo e monitorare regolarmente alberi e colture per identificare tempestivamente la presenza di curculionidi.
Spesso le gallerie scavate dalle larve sono visibili sulla superficie dei vegetali, e questo può già essere un segnale di infestazione.

Altro segno di infestazione è la presenza di foglie secche e appassite.
Mantenendo alberi e colture in buone condizioni, il rischio di attacchi da punteruoli è minore.
Molte specie, infatti, prediligono legni umidi, caratterizzati dalla presenza di funghi saprofiti, quindi è più facile che si sviluppino in presenza di legni del genere e che da lì possano diffondersi.

In caso di accertata infestazione di questo genere di parassiti è bene rimuovere le parti danneggiate e distruggerle, per poi utilizzare prodotti e tecniche specifiche per debellare l’insetto.

Senza dover necessariamente impiegare insetticidi chimici, dannosi all’ambiente e alla salute, in molti casi è possibile utilizzare prodotti naturali, come per esempio una miscela di acqua e olio di neem.
Utili anche trappole a feromoni e tecniche di lotta biologica con l’introduzione di parassitoidi e predatori specifici.
In ogni caso, è sempre bene affidarsi a professionisti del settore che sappiano identificare con precisione il problema e utilizzare i trattamenti più efficaci e meno invasivi.

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